LUCA PRANDI

La vicenda musicale di Luca Prandi parte da molto lontano, da quando a metà degli anni settanta insieme a 3 amici quattordicenni come lui, formò un gruppo sognando di emulare i grandi gruppi storici del rock progressivo inglese (genesis soprattutto). Raggiunti i 18 anni, lui e i suoi compagni dovettero scontrarsi con una dura realtà: il Prog era considerato ormai un genere finito e discograficamente osteggiato e iniziavano i famigerati anni ’80. Il gruppo decise comunque di non arrendersi e col nome di H20 intraprese una fitta carriera live interrottasi nel 1988. Anni dopo ebbero la fortuna di incontrare Raoul Caprio, produttore dell’etichetta Kaliphonia, votata esclusivamente a produzioni di ambito progressive. Per Kaliphonia apparvero in 2 compilation e pubblicarono 2 album molto apprezzati dalla critica del settore: Unopuntosei (1996) e Due (2001).
Il gruppo poi si sciolse. Luca abbandonò le tastiere elettriche e i sintetizzatori e iniziò a dedicarsi al pianoforte scegliendo di abbandonare i barocchismi sinfonici tipici del prog per passare a un pianismo riconducibile al minimalismo.
Ha già pubblicato 2 album da solista: Il pesce (2006) di solo pianoforte e Y (2012) per pianoforte e altri strumenti. In questi anni ha anche partecipato a 4 edizioni di Pianocity a Milano ottenendo sempre un alto riscontro di pubblico. Ora, è pronto il suo nuovo progetto, Non qui non ora, un album prevalentemente di pianoforte ma con sporadici interventi di archi e soprattutto impreziosito dal violino di Stefania Yermoshenko che a volte da protagonista, a volte in modo più trasparente e rarefatto, sposta con delicata energia l’atmosfera cromatica generale dell’album
In questo lavoro, come nei precedenti, la musica di Luca si ispira ad autori come Nyman e Einaudi ma anche a compositori più introspettivi come Arvo Part
Non qui non ora si distingue dai 2 album solisti precedenti per una ulteriore apertura verso momenti intimisti e melodici.